L’antica città di Gerasa, definita anche “la Pompei d’Oriente”, è situata sulle colline del Gilead, a circa 50km da Amman. La città fu fondata nel 170 a.C.
e quando cadde sotto il dominio romano, per volere di Pompeo, entrò a
far parte della “Decapoli”, un insieme di fiorenti città situate tra la
Transgiordania settentrionale e la Siria meridionale. A tutte queste
città fu garantita quasi una totale autonomia, che coincise con un
periodo di crescita e stabilità. Quando
nel 106 l’imperatore Traiano riorganizzò il territorio e scelse Bosra
come capoluogo della nuova provincia di Arabia, Gerasa si ritrovò nel
bel mezzo delle più importanti rotte commerciali dei nabatei. Tra il 129 e il 130 Gerasa
divenne il cuore pulsante dell’impero romano, poichè l’imperatore
Adriano la scelse come località per la sua residenza estiva. La città e
le strade furono ampliate e allargate, i templi e gli edifici pubblici
ristrutturati ed impreziositi. E’ qui che prende il via l’epoca d’oro di Gerasa, che all’inizio del III secolo conterà ben 25.000 abitanti. La
situazione cambiò radicalmente a partire dal 324: il cristianesimo
divenne la religione ufficiale dell’Impero d’Oriente, alcuni degli
antichi edifici originali della città lasciarono spazio alla costruzione
di numerose chiese e la desolazione e l’incuria regnavano sovrane. Dalla
fine del VII secolo la città rimase abbandonata, finché all’inizio del
XIX secolo alcuni esploratori europei – tra cui l’esploratore svizzero Burckhardt, accompagnati da beduini locali, visitarono le rovine di Gerasa ed iniziarono a diffondere la notizia della sua riscoperta.

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